la “chefa”

premessa:
le donne da sempre si occupano di cibo, lo coltivano, lo cucinano, lo
offrono, lo producono (il loro latte!, destinato alle cucciole e ai
cuccioli)
lo hanno fatto e lo fanno ovunque, soprattutto nascoste tra le pieghe del
quotidiano, senza stelle michelin… casa, mense, ospedali, bar, trattorie,
ristoranti, sagre, spiaggie… (quasi) ovunque si volga lo sguardo è facile
vedere una donna indaffarata col cibo…
e forse il motivo c’è: le donne hanno grandi poteri: dare vita, nutrire

le donne, in cucina, abituate a nutrire prima che a stupire, hanno un altro grande potere: il potere di cambiare la salute delle persone che si cibano dei loro piatti e quindi la salute del pianeta
…ma, curiosamente, “chef” (sostantivo usato universalmente per indicare colui che conduce, che comanda, che -direi- stupisce con effetti speciali in cucina…) è di genere maschile, il femminile semplicemente non esiste…

è ora che le cuoche (ri)prendano il potere e ne siano consapevoli, e in
questo modo, piatto dopo piatto, giorno dopo giorno conducano il mondo verso un cibo più sano per chi lo produce, per chi lo mangia, per il pianeta, per l’universo intero

ma la premessa potrebbe anche essere scritta così:

titolo: (re)immadroniamoci della cucina, della terra e delle parole

le cuoche, così a naso, ci sono sempre state, gli chef (per di più così fotografati, patinati, osannati, desiderati, superpagati, “michelinizzati”, nel senso delle stelle..) no
le cuoche devono (ri)prendere coscienza di avere un grande potere tra le mani ..e se gli chef sono saliti in cattedra e sono stati incoronati, semplicemente impadronendosi delle ricette delle cuoche e spettacolarizzandole (molecolarizzandole, nouvellecuisinizzandole,.. è spesso andata così, diciamocelo..), ogni cuoca ha il diritto di riprendersi la scena, il cappello, la corona
..la cuoca, colei che ha sempre condotto i giochi in cucina -senza tirarsela troppo- nutrendo prima di tutto e poi, casomai, stupendo, e in ogni caso stupendo nella semplicità e nella quotidianità con la sua capacità di creare, dal nulla o quasi, con quel che c’è, con quel che la stagione offre, senza buttare via niente, piatti poveri e ricchissimi allo stesso tempo..
..eh sì, nascono parole nuove ogni giorno, in tutte le lingue, perchè non continuare a partorirle?! la lingua che parliamo è così perchè qualcuno un giorno ha deciso come trasformare dei concetti in suoni, ma CHI l’ha deciso? quanto ci dice una lingua su CHI ha deciso ANCHE il genere delle parole? ..l’hanno deciso gli.. “chef” delle parole?
(re)immadroniamoci allora della cucina, della terra e anche un po’ delle parole..
reimmadroniamoci, appunto ; ))

..è dunque ora che io mi chiami “chefa” ; ))

fine della premessa

ho una laurea in lingue e letterature straniere
dopo la laurea parlo inglese, francese e tedesco
oggi mi muovo molto più a mio agio con lo spagnolo, imparato quasi solo viaggiando nel “sur de america”
..se potessi tornare indietro.. neanche un minuto della mia vita per il tedesco! (mi perdoneranno le care amiche a amici dell’alto adige?), spagnolo prima lingua e dopo l’università un anno di
lavoro-studio in spagna o in un paese ispanohablante.. dove potrei essere ora??.. ; -))

sono fortemente attratta (e spesso sedotta) dal mare, dalla musica e naturalmente dal cibo

negli utlimi 12 anni il cibo che metto nel mio piatto (e in quello delle persone per cui cucino) si è fatto più sano, semplice, “povero”, locale, stagionale, equosolidale, biologico, autoprodotto, e contemporaneamente colorato, bello da vedere e buono da mangiare

ho un diploma in cucina e terapia alimentare preso alla scuola di cucina e terapia alimentare “la sana gola” di milano, da 7 anni tengo corsi di cucina ovunque vi sia la voglia di organizzarli, preparo pranzi e cene ovunque (sogno di farlo durante una crociera in barca a vela, chiusa in cambusa, mentre fuori domina il blu..)

amo l’estate,
amo il clima e la vegetazione mediterranee ( sì, femminile plurale, il clima non si offenderà!!.. ; )) ),
nasco per sbaglio nel cuore della grigia, senza vento, soffocante d’estate e triste d’inverno, pianura padana (triste per me quasi sempre.. ormai.. da tempo..)
sogno di vivere in una località poco abitata, calda, luminosa, ventosa, salmastra,..